Case Passive: massima efficienza energetica e consumi quasi a zero

Una casa passiva, o passivhaus, è un modello di abitazione di ultima generazione, teso ad assicurare la massima efficienza energetica e il minor impatto ambientale. In realtà, il termine tedesco Passivhaus, identifica più propriamente lo standard sul quale quale questo nuovo esemplare abitativo si modella.

Lo standard Passivhaus è nato nel maggio 1988 dalla collaborazione tra il fisico Tedesco Wolfgang Feist, dell’Institut für Umwelt und Wohnen (Istituto per l’Ambiente e l’Edilizia), in Germania, e Bo Adamson, ricercatore ed ingegnere dell’università di Lund, in Svezia. Uno standard che ha guidato la rotta verso una concezione abitativa più ecologica ed innovativa, sfruttando la giusta combinazione tra qualità dei materiali impiegati ed esposizione solare. Il risultato è un edificio dai consumi energetici così ridotti da nonaver quasi bisogno di essere scaldato, e negli inverni più freddi dei gelidi paesi del nord!

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Fig.1 Esempio di Casa Passiva

Le passivhaus sono un progetto tutto Europeo, infatti, le prime case passive furono costruite a Darmstadt, in Germania, nel 1990. Dapprima sviluppatesi principalmente nel nord Europa, si sono negli anni diffuse anche nei paesi dal clima più temperato, come Francia ed Italia. La diffusione, tuttavia, è rimasta confinata alle regioni più a nord e lo standard di esecuzione è stato riadattato alle case passive mediterranee, uno standard creato appositamente per tutti i paesi che si affacciano sul mediterraneo e che necessitano di accortezze differenti dagli edifici ubicati nei paesi freddi.

Per definire una passivhaus, l’edificio deve rispettare determinati parametri:

  • Il fabbisogno termico per riscaldamento ed il fabbisogno frigorifero per raffrescamento devono rimanere al di sotto di 15 kWh/m2anno (pari a 1,5 litri di carburante ciascuno);
  • Il fabbisogno di energia primaria deve essere minore di 120 kWh/m2anno (consumo di energia primaria per riscaldamento, raffrescamento, approntamento e distribuzione acqua calda sanitaria, energia elettrica degli elettrodomestici e corrente elettrica “ausiliaria”, ovvero a servizio degli impianti);
  • Il valore n50(ricambio di aria interna per perdite attraverso gli spifferi in corrispondenza di una depressione/sovrappressione di 50 Pascal) deve risultare in opera minore di 0.6 h-1.

Fonte: http://www.zephir.ph

Come si costruisce una casa passiva?

Come detto in precedenza, affinché una casa passiva possa definirsi tale, e rientrare nei parametri evidenziati sopra, è necessaria l’azione sinergica di più strumenti che garantiscano il massimo isolamento termico e la massima efficienza energetica.
Una peculiarità decisiva delle passivhaus è la capacità di sfruttare il calore passivo profuso dall’interno, utilizzando sistemi non convenzionali, ma non sicuramente nuovi,  come il calore frutto dell’irraggiamento solare , la dissipazione termica degli elettrodomestici attivi e delle stesse persone che vivono all’interno. Va da sé che per raggiungere un tale obiettivo debbano essere seguiti scrupolosamente una serie di passaggi esecutivi fondamentali.

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Fig. 2 I 5 pilastri delle passivhaus

Fra gli altri, vi è l’isolamento termico. L’isolamento dev’essere ai massimi livelli, dal suolo fino al tetto. E’ indispensabile che l’involucro esterno della struttura sia interamente ricoperto da uno strato di materiale isolante di uno spessore triplicato rispetto a quello utilizzato per le abitazioni tradizionali (rispettivamente di circa 30 cm contro 8-10 cm). L’isolante va posto all’esterno, e dev’essere posizionato in modo tale da impedire che si formino ponti termici. Gli elementi costruttivi esterni devono saper trattenere l’aria, capacità verificata tramite test di pressione blower-door. Per l’isolamento perimetrale di case passive con lastre Styrodur, è possibile sovrapporre tre lastre dello stesso, per ottenere un isolamento termico innovativo, orientato al risparmio energetico. L’isolamento di case passive, infatti, non può prescindere dall’isolamento della piastra di fondazione (si riveda, per esempio, lo scorso articolo sulla termografia e l’isolamento perimetrale).

I materiali utilizzabili sono numerosi, dal legno, al cemento o ai mattoni, ciò che conta davvero in una casa passiva è soprattutto la progettazione dell’edificio:

  • Utilizzo di finestre termiche. Il vetro dev’essere triplo, anziché doppio. Le finestre devono essere grandi, per permettere l’entrata di luce e calore dei raggi del sole;
  • L’isolamento termico dipende anche dalla forma dell’edificio. Volumi compatti sono più efficaci nel mantenimento del calore rispetto edifici dal volume irregolare.
  • L’edificio dev’essere disposto correttamente rispetto al sole, coerentemente con le condizioni climatiche del luogo in cui si fabbrica la casa passiva;
  • Ventilazione controllata. Nonostante la ventilazione comporti una certa perdita di calore, l’utilizzo di adeguati dispositivi di controllo permettono all’aria di entrata di assorbire dall’80% al 90% del calore dell’aria in uscita. Inoltre tali strumenti consentono di uniformare l’aria nelle stanze, permettendo uno scambio tra stanze più calde e stanze più fredde, di modo che l’aria calda entri nelle stanze più freddolose.

A queste accortezze se ne aggiungono altre di natura estetica e funzionale. Le case passive possono essere associate ad un impianto geotermico, o abbinate alle più avanzate tecnologie degli impianti fotovoltaici. Inoltre, possono seguire a un intenso studio dell’ombreggiatura, propendendo per accurati dettagli architettonici o determinate piantumazioni.

L’aspetto più importante che ha impedito la diffusione delle case passive è il loro costo, in quanto la loro realizzazione richiede l’impiego di persone altamente specializzate, tecnologie all’avanguardia e materiali di elevata qualità. Sebbene il risparmio energetico permetta di ammortizzare i prezzi di acquisto, lo fa nel lungo periodo, non permettendo una veloce copertura delle spese sostenute.

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