Risparmio energetico e rinnovabili guidano il cambiamento verso la green economy

Il 2017 non è stato un buon anno per l’ambiente

Negli ultimi anni i consumi energetici globali hanno subito un notevole incremento. La conseguenza che ne deriva è un aumento anche delle emissioni di CO2. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) sottolinea che petrolio, gas naturale e carbone hanno coperto il 70% dei nuovi consumi energetici mondiali. Nel 2017 si è registrato il raggiungimento della quota 32,5 gigatonnellate per i gas serra.
Gli sforzi per combattere questo rapido cambiamento climatico risultano tuttora insufficienti: anche dal punto di vista sociale e politico vi è una poca partecipazione al problema. I finanziamenti climatici sono stati ridotti, mentre i finanziamenti bancari per le fonti inquinanti sono incrementate. A causa delle condizioni meteorologiche avverse inoltre, il 2017 è stato un anno caratterizzato da numerosi disastri ambientali, con danni dai costi sociali ed economici rilevanti. Al giorno d’oggi l’urgenza di ridurre i combustibili fossili per diminuire le emissioni dei gas inquinanti almeno del 25% in pochi anni rimane un obiettivo pressante per molte nazioni.

Rendere più vasto l’approvvigionamento dalle fonti rinnovabili

Per raggiungere questo traguardo, la ricetta si compone con diverse linee d’azione. Tra le prime c’è l’obiettivo di rendere più vasto l’approvvigionamento dalle fonti di energia rinnovabili, quelle prodotte da fonti naturali e che non sono soggette a esaurimento come il sole, il vento, il moto ondoso e le maree, la forza dell’acqua e il calore della terra. È importante quindi ispirarsi a un modello energetico distribuito che si fondi sull’efficienza energetica, il risparmio, l’autoproduzione e lo scambio di energia. Studi scientifici accurati e una sempre maggiore sensibilizzazione riguardo a queste tematiche hanno comportato un posizionamento sempre maggiore delle energie rinnovabili sul mercato energetico mondiale (leggi l’ultimo studio ENEA in ambito socio-economico e ambientale delle politiche di decarbonizzazione ed uso efficiente delle risorse. Negli ultimi anni infatti la domanda delle fonti rinnovabili è gradualmente aumentata, raggiungendo un quarto della domanda mondiale di energia. La consapevolezza dell’accessibilità e della sostenibilità di queste fonti alternative ha spinto la tecnologia innovativa a creare sistemi di raccolta e di distribuzione nel territorio come gli impianti fotovoltaici, gli impianti eolici, gli impianti idroelettrici, le pompe di calore e centrali che sfruttano il movimento delle maree.

Ridurre la carbon footprint con il risparmio energetico

La crescente sensibilità verso la problematica del cambiamento climatico coinvolge anche le nuove politiche ambientali aziendali, e di riflesso quelle sociali (stili di vita, consumi). A riguardo è stata introdotta la Carbon Footprint (o impronta di carbonio) come nuova frontiera della contabilità ambientale. La Carbon Footprint è sostanzialmente la quantità di emissioni di gas a effetto serra generate da un’attività, un’azienda, o un prodotto. Calcolando l’impronta di carbonio, che ha come unità di misura la CO2eq (l’anidride carbonica equivalente), si può realizzare un Inventario delle emissioni di gas serra riferita all’esercizio aziendale annuale considerando però le emissioni complessive di tutte le fasi della vita di un prodotto o un servizio. Quantificare la Carbon Footprint di prodotto diventa un’opportunità per l’azienda per capire le inefficienze e le debolezze ambientali dei cicli produttivi aziendali per poterle in seguito gestire.
A seguito della quantificazione della propria Carbon Footprint, gli interventi di coibentazione termica si pongono tra le principali soluzioni per contenere le emissioni delle attività produttive e le unità abitative, in quanto isolano l’ambiente interno ed evitano gli scambi di calore con l’esterno. L’isolamento termico si raggiunge attraverso l’impiego di materiali specifici, dove l’impiego principale è quello del polistirene espanso estruso XPS. Tale materiale trova impiego in tutte quelle applicazioni che necessitano una ottima resistenza a compressione, di basso assorbimento di acqua e di ottimo isolamento termico. L’innovazione tecnica raggiunta per questo materiale permette una valida riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, riducendo anche drasticamente il rischio d’incendio, con un minore impatto sull’ambiente (scopri tutte innovazioni tecniche su Styrodur 2500). Tutto questo si traduce in un aumento dell’efficienza energetica dell’edificio, ottenendo un significativo risparmio a livello di risorse, e in una maggiore ecosostenibilità.

Le tipologie di fonti energetiche rinnovabili

In Italia la fonte rinnovabile più sviluppata è quella idroelettrica, tuttavia l’energia eolica e solare vengono sempre più sviluppate e sono protagoniste di una rapida diffusione. Le meno diffuse, poiché in via di progresso, sono l’energia geotermica, che vede lo sfruttamento del calore del sottosuolo per creare energia, ma anche l’energia prodotta dal moto ondoso, dalle maree e dalle correnti sottomarine.
Un’altra fonte in via di sviluppo è quella delle biomasse e del biogas: prodotti biologici usati come combustibili allo scopo di creare energia elettrica; attraverso le biomasse (scarti di prodotti agricoli e industriali) e i biogas (che producono energia e calore dalla fermentazione dei liquami) si produce energia elettrica a basso costo e con un minimo impatto ambientale in quanto le quantità di carbonio, azoto e zolfo rilasciate nell’aria dalla combustione di tali materiali sono notevolmente inferiori rispetto a quelle emanate da combustibili fossili. Dotare gli impianti di biogas di isolamento termico permette di evitarne una dispersione energetica e ottenere un sostanziale aumento delle prestazioni.

Styrodur

About Styrodur

Styrodur® è un marchio registrato da BASF SE
© 2018 Fi-ve Impianti isolanti - powered by Più Internet srl - Privacy Policy - Info legali